Alert Fitch: rischio maggiore per l’Eurozona è l’Italia

15 settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Sebbene Mario Monti sia convinto del contrario, la minaccia più grande per l’Eurozona si chiama sempre Italia. Almeno lo rimane per gli analisti dell’agenzia di rating Fitch, che nel loro ultimo report hanno evidenziato timori e preoccupazioni derivanti dalla situazione politica del nostro paese, un grattacapo ancora più grande dell’economia debole e del debito pubblico galoppante, appena salito all’ennesimo nuovo record.

La nostra principale preoccupazione è che il Paese potrebbe non riuscire a formare un Governo stabile. Senza contare che la mongolfiera del debito pubblico continua a gonfiarsi come attestano le ultime cifre pubblicate dalle autorità.

Ed Parker, analista di Fitch, ritiene che il rischio maggiore per l’Eurozona e per l’Italia sia rappresentato da un crescente sentiment antieuropeista, che potrebbe far arrivare un partito euroscettico al governo. Tre dei quattro principali partiti del paese stanno promuovendo il ricorso a una moneta parallela (MoVimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord).

“Non possiamo ignorare il rischio maggiore, rappresentato da un partito euroscettico che entri a far parte di una coalizione”, avverte Parker.

Se nel resto d’Europa è stata fermata l’onda populista, in Italia è più difficile che succeda: in lizza tra i partiti favoriti di filo europeista c’è unicamente il PD, peraltro in calo di consensi dopo la debacle di Renzi al referendum costituzionale. Alle elezioni in Olanda è salito al potere il liberale di destra Mark Rutte, sconfiggendo l’islamofobo e anti-Ue Geert Wilders, mentre in quelle francesi si è imposto il candidato centrista Emmanuel Macron vittorioso sulla leader del Front National Marine Le Pen –

Debito alle stelle, rischi politici e crisi banche

Lo stesso discorso non vale però in Italia, che alle elezioni politiche va l’anno prossimo con tutta probabilità entro il 20 maggio 2018. Anche se i toni anti europeisti si sono ammorbiditi negli ultimi mesi, ormai non sono solo il MoVimento Cinque Stelle e la Lega Nord a schierarsi contro la moneta unica, ma anche altri partiti come Forza Italia. L’idea che li accomuna è quella di introdurre una moneta parallela.

Sebbene di fatto scongiurerebbe l’uscita dall’euro, rappresenterebbe comunque un affronto a Bruxelles e al progetto di moneta unica di cui l’Italia non soltanto fa parte, ma è tra i paesi fondatori. E Roma secondo l’agenzia di rating non sarebbe nella posizione di forza per poter distaccarsi dal governo centrale dell’Eurozona. A parte la situazione politica incerta, le agenzie di rating sono consapevoli degli ostacoli che rimangono da superare per mettere a posto i conti pubblici e risolvere la crisi patrimoniale delle banche.

Il circolo vizioso in atto è noto da tempo ed è stato messo in risalto dalla recente crisi del debito sovrano: le banche italiane – molte delle quali fragili – accumulano titoli di Stato italiani di un debito che continua a crescere di livello diventando sempre meno sostenibile. Intanto la Banca d’Italia, come conseguenza del piano di acquisto di Bond della Bce di Mario Draghi ha aumentato i titoli in suo possesso a 330 miliardi.

Questa interconnessione tra la montagna di debito e il settore bancario, unita ai crescenti timori sul fronte dei conti pubblici, fa preoccupare le agenzie di rating. Fitch ha confermato la revisione al ribasso le stime che l’agenzia americana ha reso noto in aprile, quando il rating sovrano è stato abbassato da “BBB+” a “BBB”, con un outlook “stabile”. La decisione era stata motivata dall’agenzia di rating con il ritardo nel consolidamento dei conti, ma anche con i rischi politici che incombono sul Paese a causa dell’assenza di governi stabili.

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