Al contrario della Bce, lavoro Usa non delude

4 dicembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Un rialzo dei tassi della Federal Reserve è pressoché sicuro. Al contrario della riunione di Bce di ieri, i dati sul mercato del lavoro americano non deludono i mercati, che tornano a correre dopo la batosta della vigilia. Secondo gli analisti è proprio il report che i player del mercati finanziari volevano ricevere.

Gli Stati Uniti hanno creato 211 mila nuovi posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto ai minimi del 5%. Un punto debole del report riguarda la qualità dei posti creati. Il numero di persone assunte part-time per motivi economici è aumentato di 319 mila unità a quota 6,1 milioni a novembre, dopo i cali visti a settembre e ottobre.

La categoria comprende non solo i lavori temporanei ma anche le persone che avrebbero preferito un impiego full-time ma che sono costretti a lavorare meno ore perché non sono stati in grado di trovare un lavoro a tempo pieno o perché si sono visti ridurre il carico di lavoro dal datore.

Rivisti anche al rialzo i dati di settembre e ottobre, che passano da un già molto solido 271 mila a quota 298 mila. I salari orari, un altro aspetto del rapporto che viene monitorato sempre con molta attenzione, invece non sorprendono in positivo: sono cresciuti dello 0,2% in linea con le attese.

Anzi, andando a vedere le buste paga settimanali medie, si scopre che i dati sono calati a $871,13 dai $872,27 di ottobre, per un rialzo annuale del 2%, record negativo nell’arco degli ultimi dodici mesi.  È il risultato della flessione delle ore lavorative settimanali, riviste al rialzo 34,6 da 34,5.

In quello che è stato definito (non è la prima volta per la verità) il più importante report occupazionale governativo di sempre per il valore che avrà nel determinare le prossime mosse di politica monetaria – la Fed si riunisce il 16 dicembre – gli analisti erano particolarmente divisi ma il dato finale è sulla parte alta della forchetta delle previsioni.

Un rialzo dei tassi guida è ormai pressoché sicuro come mostra anche l’andamento dei rendimenti dei bond Usa a breve: i tassi a due anni saliti ai massimi di 5 anni. Per il consulente di Janus Capital Bill Gross la Fed è pronta a intervenire. Janet Yellen e i suoi colleghi, ha detto l’ex AD di Pimco in diretta all’emittente Bloomberg Tv, “sono preoccupati circa l’impatto negativo che potrebbe avere sull’economia reale un costo del denaro mantenuto ulteriormente su livelli record negativi”.

Deutsche Bank puntava su un aumento di 140 mila unità in novembre, BNP Paribas +170 mila, JP Morgan +175 mila, HSBC +188 mila, Goldman Sachs +200 mila, UBS +200 mila, Morgan Stanley +205 mila e Citigroup, delle big quella che ci è andata più vicina, +210 mila. L’analista più ottimista vedeva un aumento di 275 mila unità, il più pessimista di 130 mila. Sul tasso dei senza lavoro, le aspettative erano per un risultato invariato del 5%, meno della metà del tasso dell’area euro.

Brenda Kelly di London Capital Group sottolinea che il rapporto, né troppo positivo, né troppo negativo, è esattamente quello che volevano gli investitori. Un numero troppo alto avrebbe alzato le prospettive di un irrigidimento monetario troppo brusco, mentre un numero troppo basso avrebbe lanciato allarmi sullo stato di salute della prima economia al mondo.

“A giudicare dalla reazione dei mercati, in particolare dall’andamento dei tassi sui Bond a due anni, si capisce che gli investitori si aspettano che il report aumenti le chance di una stretta monetaria della Fed a dicembre. I numeri pubblicati rappresentano l’equilibrio perfetto” in ottica di condizioni economiche e politica monetaria.

Il mercato non ha perso tempo e ha reagito immediatamente, segnando il ritorno del risk-on. I futures sull’S&P 500 hanno accelerato, guadagnando il doppio di quanto non facessero prima della pubblicazione del report. Il rendimento dei Treasuries a due anni si riavvicina all’1%, forte di un balzo di 2 punti base allo 0,97%.

L’oro ritraccia dopo la corsa iniziata ieri in scia al calo del dollaro.  Sul valutario il dollaro si sta rafforzando, ma fa un  po’ più fatica contro l’euro, che continua ad approfittare delle mancate misure di stimolo della Bce. O per lo meno delle manovre più timide del previsto annunciate da Draghi.

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