2019, Schroders: per l’economia globale il rischio è la stagflazione

10 dicembre 2018, di Alessandra Caparello

Il Pil globale rallenterà, l’inflazione sarà in accelerazione, trainata dai Mercati Emergenti mentre i tassi Usa toccheranno l’apice a metà 2019. Queste le principali evidenze che emergono dall’outlook per l’economia globale nel 2019 secondo Keith Wade, Chief Economist & Strategist di Schroders.

Secondo l’analista le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina persistano l’anno prossimo, in quanto i dazi più elevati creeranno un contesto di maggiore stagflazione, caratterizzato da una crescita minore e un’inflazione in aumento.

Prevediamo che la crescita dell’economia globale rallenti al 2,9% nel 2019 dal 3,3% stimato per il 2018. Questa previsione è inferiore al consenso (3,1%) e riflette ampiamente la nostra view pessimistica nei confronti degli Usa. Ci aspettiamo che gli Usa mettano a segno una crescita del 2,4% l’anno prossimo, in quanto verrà meno la spinta fornita dai tagli fiscali, mentre i tassi di interesse saliranno e si inizieranno a percepire gli effetti della prolungata guerra commerciale con la Cina. La recente tregua di 90 giorni rappresenta uno sviluppo positivo, ma siamo scettici nei confronti di un accordo di lungo termine su questioni quali i diritti sulla proprietà intellettuale. Per il 2020, ci aspettiamo un ulteriore rallentamento del Pil globale al 2,5%.

Guardando all’Eurozona, la crescita dovrebbe diminuire ancora nel primo semestre 2019, a causa degli effetti della guerra commerciale Usa-Cina, motivo per cui l’analista di Schroders stima un rallentamento dall’1,9% del 2018 all’1,6%. Se la Brexit dovesse svolgersi senza problemi, il Regno Unito dovrebbe migliorare, con un Pil in aumento all’1,4%.

Il quadro nei Mercati Emergenti è variegato, con la Cina e le principali economie asiatiche sotto pressione per le tensioni commerciali e il calo della domanda nel settore tecnologico. Ci aspettiamo che il Pil cinese rallenti al 6,2% nel 2019 dal 6,6% del 2018. L’America Latina potrebbe brillare nell’universo degli emergenti, in quanto l’economia del Brasile dovrebbe rafforzarsi ora che le elezioni sono passate. Nonostante il rallentamento dell’economia globale e il calo dei prezzi del petrolio, le nostre previsioni per l’inflazione globale sono salite al 2,9% per il 2019. Ciò è riconducibile all’inflazione più elevata negli Emergenti, dove la debolezza delle valute sta spingendo al rialzo i prezzi all’import.

Se poi negli Usa, l’inflazione resterà elevata al 2,7% nel 2019, Schroders stima che la Federal Reserve alzerà i tassi altre tre volte, portando i Fed Fund a toccare il picco al 3% a giugno 2019. In tema di banche centrali, dalla Bank of England ci si aspetta  due rialzi l’anno prossimo, anche se ciò dipenderà da un’uscita ordinata dall’UE, accompagnata da un periodo di transizione.

Dal picco dei tassi negli Usa e l’avvio di politiche monetarie più restrittive altrove il dollaro ne risentirà.

Per quanto riguarda i Mercati Emergenti, il dollaro più debole potrebbe rappresentare l’ancora di salvezza. (…) Per l’Eurozona lo scenario è meno favorevole, in quanto l’euro più forte inasprirà le condizioni finanziarie, mentre il rallentamento negli Usa frenerà la crescita globale. Entrambi questi fattori renderanno difficile per la BCE operare gli aumenti dei tassi. C’è la possibilità molto concreta che l’Eurotower sia in ritardo per normalizzare i tassi e guardi indietro a quest’anno come a un’opportunità persa. La regione potrebbe rimanere bloccata in un contesto di tassi bassi, con poche munizioni in termini di politica monetaria per combattere la prossima correzione.

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